Giacomo SaviozziL'interruttore del buio
un reportage fotografico a trent'anni
dalla legge 180
sugli ex manicomi
Morgana Edizioni
ISBN 88-89033-73-8 Testi di:
Paolo Crepet, Cinzia Busi Thomson
Andrea Tagliasacchi, Gisella Trincas,
Silvano Agosti, Cristina Lasagni
A cura di:
Alessandra Borsetti Venier
Dalla penombra dei carteggi emerge la scritta “Nessuna cura” vergata in fretta, ma con una calligrafia corsiva quasi elegante. Come pesano queste due parole fredde, gravi e che non concedono speranza alcuna! Povera Lolita nel tuo nome proprio evidentemente non portavi il destino… Alle carte si sovrappongono altre carte, sempre più pesanti, quasi a soffocare l’anelito di speranza che si sprigionava dalle bocche impastate da un sonno sintetico...
Cinzia Busi Thompson
Nei vuoti delle tue immagini c’è, evidente, una traccia di mistero .Il cosiddetto “dopo Basaglia” rischia di rivelare più la sua assenza che non la realizzazione dei suoi progetti.Ma ciò che maggiormente conta è che il Manicomio rimanga fuorilegge e che qualche zona si riveli esemplare nel ridare dignità a una malattia che l’aveva completamente persa nel teorema assurdo: se sei in grado di produrre sei sano, se non sei in grado di produrre sei malato.
Silvano Agosti
La fotografia è un documento che ci obbliga a pensare: è stata fondamentale all'epoca della trasformazione che ha portato alla chiusura degli ospedali psichiatrici con la riforma del 1978. La fotografia è stata determinante, e grandi fotografi come Giovanni Berengo Gardin, Carla Cerati, Luciano D'Alessandro, Uliano Lucas, Ferdinando Scianna, Raymond Depardon, hanno “fissato” il dolore estremo che è quello dell'emarginazione e della negazione di qualsiasi diritto civile. La fotografia era un richiamo alla coscienza dei cittadini, e non tutte le coscienze erano ovviamente avvertite di ciò che accadeva dietro quelle mura; qualcuno forse immaginava e taceva: questa è una vecchia patologia dell'ipocrisia italiana. Quelle fotografie erano e sono fondamentali per noi che abbiamo lottato per questo cambiamento. Ritornare su quei luoghi per ricordare quel dolore, che non è svanito ma si è trasferito altrove, credo sia un'opera meritoria...
Paolo Crepet
Non ho mai smesso di guardare le immagini dell’orrore e della vergogna, e di farle guardare, perché ho timore che si possa dimenticare o che si smetta di denunciare o che non ci si accorga di tanti altri luoghi simili.Giacomo Saviozzi, ha attraversato i manicomi vuoti, ma la sua sensibilità umana e artistica gli hanno fatto sentire l’eco del dolore “come se le urla dei malati echeggiassero ancora tra gli stanzoni fatiscenti”. Raccontare quel dolore, rendere giustizia a quelle vite che in tanti hanno considerato di scarto...
Gisella Trincas
Gli ultimi giorni di Magliano il libro che Saviozzi ha fotografato e inserito tra le immagini dei fatiscenti padiglioni dei manicomi è lì a testimonianza dell’apparente stridore tra la psichiatria manicomiale di Tobino e i manicomi, spesso luoghi bui, d’isolamento sociale, culturale, affettivo, di “corrispondenze negate”. Come un “interruttore del buio hanno spento l’uomo”, e sono stati una realtà triste e vergognosa del nostro paese. Saviozzi riconosce al Professor Tobino quell’onestà intellettuale che lo colloca tra chi ha la passione per la cura, la dedizione, il sacrificio, l’attenzione e la vocazione di aiutare gli altri; nonché il desiderio di rendere più gradevole la vita ai malati...
Andrea Tagliasacchi
Per acquistare il libro è sufficiente contattare l'editore
codice ISBN 88-89033-73-8
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